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Marco Savona
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23 luglio 2014
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politica interna
23 luglio 2014
Riforme, 920 richieste di voto segreto, Grasso: «Mai visto in Parlamento»

Riforme, 920 richieste di voto segreto, Grasso: «Mai visto in Parlamento»

Da Redazione on line -IL Corriere Della Sera.it
ILpresidente del Senato ammette allo scrutinio segreto solo gli emendamenti che riguardano la funzione delle Camere e le minoranze linguistiche

Più che la sostanza, in questo caso, è la forma, a contare: «Ho registrato un numero di richieste di voto segreto che non ha precedenti nella storia parlamentare, 920», rileva il presidente del Senato, Pietro Grasso, comunicando nell’Aula del Senato le decisioni della presidenza sulle richieste di voto segreto sul Ddl con le riforme istituzionali.«La presidenza ritiene di ammettere alla votazione a scrutinio segreto i soli emendamenti che riguardano le funzioni delle Camere, articoli 1 e 18 del provvedimento in esame e non il procedimento legislativo, art. 10 del provvedimento».Ammessi al voto segreto anche gli emendamenti riguardanti le minoranze linguistiche. Una decisione non facile, che infatti ha causato più di qualche malumore.

Tentativo anti-stallo

Sdegnati soprattutto il capogruppo di Ncd, Maurizio Sacconi: «Mi ha stupito la sua decisione, non lo nascondo. Mi auguro che lei vorrà valutare la strumentalità prima di esaminare le richieste di voto segreto». «Irritazione» del capogruppo del Pd Luigi Zanda con il presidente del Senato Pietro Grasso, per i criteri di ammissione allo scrutinio segreto di molti emendamenti. «Molti di questi emendamenti, direi la maggior parte - ha detto Zanda - citano all’inizio strumentalmente le minoranze linguistiche, ma poi trattano altro. Credo che nella valutazione sulla concessione del voto segreto debba essere considerato il tema prevalente dell’emendamento». Grasso ha subito replicato spiegando che si ricorrerà «al voto per parti separate». Per cui le parti degli emendamenti che riguardano le minoranze linguistiche saranno oggetto di voto segreto, mentre le parti che riguardano altri temi delle riforme avranno uno scrutinio palese. Detto ciò, Grasso precisa che il voto segreto «non preclude» il ricorso al cosiddetto «canguro», ovvero lo strumento che rende possibile «la votazione delle parti comuni degli emendamenti con conseguente effetto preclusivo sugli emendamenti successivi in caso di reiezione». In parole povere, se gli emendamenti alla fine contengono degli elementi in comune, questi elementi verranno votati una sola volta, e non tutte le volte che si presentano.

Il primo (faticoso) voto

Così, dopo lo stallo registrato negli ultimi giorni, e dopo l’ennesimo tentativo di ostruzionismo dei Cinque Stelle, finalmente l’Aula si è espressa sul primo voto. E ha bocciato emendamento del ddl Boschi che chiedeva di abolire le circoscrizione degli italiani eletti all’estero, presentato dai dissidenti di FI e Gal, Minzolini, Milo e altri. C’è voluta oltre un’ora per passare alla votazione a causa dell’ostruzionismo che rallenta di molto i lavori: molti senatori M5S sono intervenuti in dissenso per prendere tempo. A Felice Casson (Pd), che ha lamentato la decisione di Grasso di concedere solo un minuto di tempo ai senatori che parlano in dissenso dal proprio gruppo, il presidente del Senato ha replicato: «Spetta al presidente l’armonizzazione dei tempi quando non c’è il contingentamento».Ma lo stillicidio parlamentare non spaventa il presidente del Consiglio: «Vorrei garantirvi che qui non molla nessuno. Non ci sarà nessun ostacolo in grado di fermarci», ha detto Renzi intervenendo all’inaugurazione della A35 Brebemi a Fara Olivana (Bergamo). «Potranno farci ritardare, potranno farci qualche scherzetto ma alla fine di questo percorso l’Italia sarà messa nella situazione di tornare a correre. Noi senza paura andiamo avanti», ha detto Renzi, che ha paragonato le riforme costituzionali al «pin per accendere il telefonino e iniziare a fare le chiamate».







politica interna
23 luglio 2014
Il ricatto di Forza Italia sul cammino delle riforme

Il ricatto di Forza Italia sul cammino delle riforme

Cominciano le votazioni al Senato. Il tentativo di scambiare il no all’arresto di Galan con il via libera alla riforma. Il no del governo. L’ammonimento di Napolitano. La Concordia inizia il suo viaggio verso Genova dove sarà smantellata. Gaza, le compagnie aeree sospendono i voli su Tel Aviv.

Il commento del direttore Ezio Mauro in apertura della riunione della redazione del mattino. Gli interventi dei responsabili dei settori. Le nostre telecamere dentro Repubblica

di Gianluca Luzi, a cura di Giorgio Caruso

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politica interna
23 luglio 2014
Chiesto l'arresto per il deputato Fi Cesaro "Concessi appalti alla camorra casalese"

Chiesto l'arresto per il deputato Fi Cesaro
"Concessi appalti alla camorra casalese"

di Redazione Il Fatto Quotidiano

Una richiesta di arresto nei confronti del deputato Forza Italia, Luigi Cesaro, ex presidente della Provincia di Napoli, è stata inviata alla Camera dei Deputati dalla Dda di Napoli. Cesaro è al centro di un’inchiesta su presunte irregolarità nella concessione di appalti del Comune di Lusciano (Caserta) a ditte legate al clan dei Casalesi. Era dal 2011 che gli inquirenti napoletani avevano messo nel mirino il politico.

Ieri Giancarlo Galan in carcere a Opera per corruzione dopo il sì della Camera all’autorizzazione a procedere. Oggi all’Aula di Montecitorio è stata inviata un’altra richiesta di arresto per un altro deputato diForza Italia, Luigi Cesaro. Era dal 2011 che gli inquirenti napoletani lo avevano messo nel mirino ma solo oggi la Dda ha spedito a Roma la documentazione con cui chiede il carcere per l’ex presidente della Provincia di Napoli, indagato in una inchiesta su presunte irregolarità nella concessione di appalti del Comune di Lusciano (Caserta) a ditte legate al clan dei Casalesi.

Cuore dell’inchiesta le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Luigi Guida, che ha guidato per lungo tempo la fazione Bidognetti del clan dei Casalesi. Secondo l’ipotesi accusatoria, numerosi appalti pubblici sono stati assegnati illegalmente a ditte vicine al clan, con l’estromissione forzata di imprese concorrenti. Tra gli appalti sospetti c’è quello per la costruzione di un impianto sportivo a Lusciano. Nell’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto di Napoli Giuseppe Borrelli e dai sostituti Antonello Ardituro, Giovanni Conzo, Marco Del Gaudio e Cesare Sirignano, sarebbero coinvolti ex amministratori pubblici, l’ex consigliere regionale Nicola Ferraro e alcuni fratelli del deputato Luigi Cesaro.

I rapporti con la criminalità organizzata sono stati sempre un “problema” per l’onorevole. Dell’avvocato Cesaro parla il boss Raffaele Cutolo intercettato in carcere a colloquio con la nipote Rosetta: “Faceva il mio autista mi deve tanto”. Il politico si è sempre difeso dicendo di essere stato assolto per non aver commesso il fatto dalla Cassazione, presieduta da Corrado Carnevale. Il nome del politico era spuntato anche in una inchiesta – in cui non risultava indagato – che faceva emergere la presunta confluenza deivoti della camorra sul suo nome. Casero era finito nella bufera mediatica anche perché un condannato per corruzione era stato inserito nel cda del Teatro Stabile.

Giggino a Purpetta”, già indagato, nell’ottobre del 2012 si era dimesso da presidente provinciale per scegliere il seggio al Parlamento. Per lui fu varata una complicata procedura di ‘decadenza’ in modo da consentire alla giunta e al consiglio provinciale di Napoli di rimanere in carica fino al 2014 con un facente funzioni.






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22 luglio 2014
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